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Il neo-atlantismo. L'Italia e il Mediterraneo

Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’Italia entra a far parte del Patto Atlantico. È una nazione sconfitta e deve scontare un ruolo subalterno, ma alcuni esponenti della sinistra democristiana – come Dossetti, Gronchi, Fanfani, La Pira – la vorrebbero protagonista nell’area del Mediterraneo. Aspirano a stringere rapporti diretti con i paesi emergenti del nord Africa e del Medio Oriente, conquistandosi una sempre maggiore autonomia dagli americani. Inizia così la stagione del cosiddetto “neo-atlantismo”: una pagina di storia ripercorsa dalla professoressa Leila El Houssi e da Paolo Mieli a “Passato e Presente”. L’azione politica di Fanfani, che in questi anni è più volte Presidente del consiglio e Ministro degli esteri, va in questa direzione. Come pure quella di Giovanni Gronchi che, Presidente della repubblica dal 1955 al 1962, inaugura una stagione di protagonismo del capo dello stato in politica estera, con i suoi numerosi viaggi nei paesi del Mediterraneo. Sul piano culturale, un grande artefice del neo-atlantismo è Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, che intreccia rapporti con i principali leader del Mediterraneo. Ma il vero protagonista di questa stagione è il presidente dell’Eni Enrico Mattei, che, con le sue iniziative nel mercato dell’energia, stringe solidi rapporti economici con i paesi produttori di petrolio, sfidando il monopolio delle grandi compagnie anglo-americane.

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