I rapporti tra alcuni membri del Galactica si deteriorano: la relazione tra Gaius ed il tenente Kara Thrace fa ingelosire (rispettivamente) la Cylone Godfrey (che esiste solo nella mente di Gaius) ed il capitano Lee Adamo. La salute del presidente Roslin continua a peggiorare, e continuano le sue visioni dovute (forse) alla terapia antitumorale che lei assume. Viene intanto scoperto un pianeta con resti di una civiltà antica, il pianeta potrebbe essere Kobol, che secondo la profezia dovrebbe contenere indicazioni per raggiungere la Terra. Gaius (su consiglio di Godfrey) partecipa ad un'esplorazione del pianeta e lascia il Galactica, sulla quale potrebbe accadere qualcosa di orribile. La squadriglia di esplorazione però è attaccata dai Cyloni e la nave precipita sul pianeta. Il presidente convince (in opposizione all'ordine di Adamo) il tenente Thrace ad usare in raptor Cylone per tornare a Caprica per recuperare la freccia di Apollo, necessaria per trovare su Kobol le indicazioni per la terra. Intanto su Caprica, Helo spara a Boomer mentre l'altra copia di Sharon (sul Galactica) tenta il suicidio temendo di poter far del male a qualcuno.
For All Mankind può davvero essere definita fantascienza se inizia negli anni Sessanta e non presenta alcuna scienza futuristica? Un'ucronia, certo, la cui premessa ruota intorno alla domanda: e se la Russia avesse messo piede sulla Luna prima degli Stati Uniti? La Guerra Fredda sarebbe continuata per molto tempo… Ma gli anni passano. Con la quarta stagione uscita il 10 novembre, gli anni '90 sono all'orizzonte. La serie creata da Ron D. Moore, il creatore di Battlestar Galactica e Outlander tra gli altri, ci offre un'avventura epica nella corsa alle stelle, seguendo una storia alternativa alla nostra. For All Mankind, come suggerisce il titolo, riguarda l'esplorazione dello spazio per un bene superiore, per espandere i nostri orizzonti. È il momento di (ri)scoprirlo su AppleTV+.
Ronald D. Moore, il creatore della serie, è famoso per la sua capacità di fondere fantascienza e realtà storica in modo avvincente e coinvolgente. In For All Mankind, Moore continua a eccellere in quest'arte, creando un mondo alternativo che ha una sorprendente somiglianza con la nostra storia. L'idea originale di una realtà alternativa in cui l'Unione Sovietica è stata la prima a mettere piede sulla Luna ha fatto scatenare gli americani. Questa ucronia apre le porte a una moltitudine di storie inesplorate e di sviluppi intriganti. La serie esplora le implicazioni di questo evento a cascata sulla politica, la tecnologia, la cultura popolare e le relazioni internazionali (l'Unione Sovietica è solo un nemico più grande), fornendo un ricco scenario per personaggi e trame.
I personaggi principali sono autentici e complessi, come Moore sa scrivere molto bene. Il cuore della serie è Edward Baldwin (interpretato da Joel Kinnaman), un astronauta carismatico che ricorda Buzz Aldrin (anche se viene menzionato di sfuggita). Baldwin incarna la determinazione e il sacrificio che caratterizzano gli astronauti (con un cenno a Thomas Pesquet, che ci viene sempre in mente quando pensiamo agli astronauti). Al suo fianco ci sono i suoi amici, e soprattutto alcuni incredibili personaggi femminili. E mentre i decenni passano in tutte queste stagioni, i bambini crescono, gli adulti invecchiano, e forse a un certo punto il loro presente supererà il nostro presente? Uguaglianza di genere, discriminazione razziale, tutti questi temi sono distillati in una serie che nella seconda stagione riporta in primo piano la politica, oltre alla conquista dello spazio. Inoltre, il denaro pubblico speso per i piani della NASA è un argomento molto discusso: come possiamo preoccuparci di un mondo sconosciuto quando sulla Terra infuria la guerra del Vietnam? L'equilibrio tra gli eventi storici e l'aspetto ucronistico è molto ben fatto, e si pensa che si tratta del nostro mondo.