Di giorno Chiara è una promettente studentessa in uno dei licei privati più elitari di Roma; di notte conduce una scandalosa vita segreta.
Ci troviamo nel 1883, quando in netto anticipo sui tempi Lidia Poët viene ammessa nell’Ordine degli Avvocati, diventando di fatto la prima donna a poter esercitare la professione avvocatizia in Italia. La gioia e l’orgoglio durano però poco, perché la Corte d’Appello di Torino annulla l’iscrizione, ritenendo che una donna non sia adatta a esercitare questa preziosa e fondamentale professione. Lidia però non si arrende, e torna sotto l’ala protettiva del fratello Enrico Poët (Pier Luigi Pasino), aiutandolo nei casi a lui assegnati con la qualifica oltremodo riduttiva di semplice assistente. Ad assisterla nella sua lotta per la giustizia c’è anche suo cognato Jacopo Barberis (Eduardo Scarpetta), che vive nella sua stessa casa e si distingue come intraprendente e ambiguo giornalista.
Prodotta dalla Groenlandia di Matteo Rovere e diretta dallo stesso Rovere insieme a Letizia Lamartire (già alla regia di Baby), La legge di Lidia Poët si configura come un curioso ibrido fra un classico procedural drama e una romantic comedy in costume, ambientato nella Torino di fine ‘800 e con un simbolo della città come la Mole Antonelliana ancora in costruzione. Un racconto che affronta tematiche all’ordine del giorno come il femminismo, il pregiudizio e le storture della legge, capace però di regalare allo spettatore generose dosi di ironia e umorismo. Il tutto grazie a Matilda De Angelis, ormai vera e propria star del panorama audiovisivo italiano contemporaneo. La performance di Matilda De Angelis è incredibile, riesce a trasmettere in modo convincente la forza e la determinazione di Lidia Poët, rendendo il personaggio ancora più affascinante.
Ci sarà una seconda stagione? È ancora presto per dirlo, ma il successo che sta riscuotendo su Netflix, potrebbe lasciar intendere diversi sviluppi futuri.