Attraverso la traduzione di Athelstan degli antichi testi romani, re Ecbert apprende una tattica militare per sconfiggere i vichinghi. Sul campo di battaglia, Ragnar consiglia a Horik di avanzare prudentemente, ma Horik non presta la minima attenzione all’avvertimento e al contrario ordina ai suoi uomini di procedere velocemente a valle e attaccare i soldati di re Ecbert che avanzano contro di loro. Lagertha e Ragnar non posso fare altro che seguire il loro re, ma quando si accorgono che dal fianco giunge la cavalleria nemica, è troppo tardi. Attaccati da due lati i vichinghi si difendono ferocemente. La sconfitta diventa completa quando vengono attaccati anche dagli uomini di re Aelle. I caduti sono tanti e a Ragnar, Horik, Lagertha e il resto dei sopravvissuti, non resta altra possibilità che quella di ritirarsi velocemente, lasciando sul campo numerosi compagni morti e feriti, tra cui lo stesso Rollo. Dopo la battaglia, Athelstan percorre il campo di battaglia e tra i diversi corpi riconosce quello di Rollo, che fortunatamente risulta ancora vivo. Athelstan lo fa trasportare al convento di Winchester. All'accampamento, la frustrazione per la sconfitta e per aver perso tanti compagni è cocente, soprattutto in Bjorn. Ragnar lo consola e, quando si accorge che non ha subito nemmeno un graffio, gli assegna l’appellativo di Fianco di Ferro. Re Aelle vorrebbe attaccare immediatamente i vichinghi, ma Ecbert non è d’accordo e lo convince che sarebbe più saggio offrire ai vichinghi delle terre da coltivare e in cambio di poterli usare come mercenari nella guerra contro la Mercia. Athelstan viene inviato al campo vichingo per proporre a Ragnar, Horik e Lagertha un nuovo incontro. Ciò offre anche ai due amici la possibilità di reincontrarsi. Ragnar restituisce a Athelstan il suo braccialetto e lo prega di tornare da loro. Durante l’incontro alla reggia, re Ecbert offre ai vichinghi la pace, alcune terre da coltivare, la possibilità di essere assoldati come m
La notizia è quella che i fan dell’universo di Outlander aspettavano: la stagione 2 di Outlander: Blood of My Blood arriva tra 9 giorni, con première fissata per il 18 settembre 2026 su Now TV. Non è quindi il momento di guardarsi indietro con nostalgia, ma di prepararsi al ritorno di una serie che ha trasformato una premessa da prequel in qualcosa di più ambizioso: due storie d’amore parallele, due epoche storiche lontane, un’unica grande domanda emotiva. Da dove nascono davvero i destini di Jamie Fraser e Claire Beauchamp?
Per chi si fosse distratto dopo la prima stagione, basta ricordare l’essenziale. Outlander: Blood of My Blood segue da un lato Ellen MacKenzie e Brian Fraser nelle Highlands scozzesi dei primi anni del XVIII secolo, e dall’altro Julia Moriston e Henry Beauchamp nell’Inghilterra della Prima guerra mondiale. Non è solo una doppia love story: è il racconto delle radici familiari, politiche e sentimentali dei due protagonisti di Outlander. La stagione 1, composta da 10 episodi, ha stabilito il tono della serie: romance storico, tensione tra dovere e desiderio, drammi familiari, e quella vena fantastica e fantascientifica che rende questo universo più grande di un semplice period drama.
La stagione 2 è attesa proprio perché può permettersi di alzare la posta. Ora che il pubblico conosce i due nuclei narrativi, la nuova stagione dovrebbe spingere con più decisione sulle conseguenze delle scelte compiute dai personaggi. Nelle Highlands, la relazione tra Ellen MacKenzie, interpretata da Harriet Slater, e Brian Fraser, volto di Jamie Roy, promette di intrecciarsi ancora di più con rivalità di clan, alleanze instabili e questioni di sangue. Il nome MacKenzie, nell’universo di Outlander, non è mai neutro: significa potere, lealtà, ambizione, ma anche conflitto. Con figure come Dougal MacKenzie, interpretato da Sam Retford, Colum MacKenzie, interpretato da Séamus McLean Ross, e Murtagh Fitzgibbons Fraser, interpretato da Rory Alexander, la stagione 2 ha tutto il materiale per trasformare la storia d’amore in una vera miccia politica.