Il referendum sulla giustizia del 2026 non riguarda solo la separazione delle carriere dei magistrati o la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, ma è un più complesso progetto che riguarda il rapporto tra il potere giudiziario e quello politico.
In questo referendum è difficile posizionarsi in una maniera netta. Perché se da un lato è vero che esiste il fenomeno del correntismo tra PM e Giudici, o che la cultura della giurisdizione non sia di ferro, è anche vero che le forze di maggioranza hanno proposto il referendum non con le migliori intenzioni, ma con la palese volontà di fare in modo che l’esecutivo possa manipolare di più il giudiziario. Il fatto però è che tanto gli esperti quanto la popolazione generale sono divisi e incerti. Forse rischia di trattarsi, come nel 2016, di un normale test per il governo. Qualcosa da andare a votare SI o NO, solo in base a opinione ben lontane da un tema preciso, soprattutto uno così specifico.